Recensione Bresciaoggi
Bresciaoggi del 14 novembre 2007 (Rubrica: Giovani suoni)La band al secondo ep
Russia dei FLOSS alla ricerca di una identità
Tra luci ed ombre, la facile convivenza degli estremi
Luci e ombre si scontrano. Dolce e aspro si alternano. Gli opposti finiscono per confondersi. È bella e feconda questa convivenza degli estremi: esercizio non facile, che rispecchia l'approccio (istintivo) e le scelte (stilistiche) dei Floss. Una band che non ha pietre di paragoni fedeli, almeno su questo mondo. C'è l'amore dolente per Joy Division e Sonic Youth, vero. Ma i Floss non sono del tutto new-wave e non sono nemmeno troppo noise. Non sono squisitamente pop, non sono esclusivamente rock. Le loro canzoni scintillano nell'oscurità. Quel che è certo è che il loro secondo ep, «Russia», segna un evidente passo avanti a un anno dal già efficace debutto. Rispetto a «Chreon», Lorenzo Bassi (chitarre, synth e voce), Caterina Rossi (basso) e Luca Archetti (batteria) hanno affilato le armi. In «Russia» ci sono melodie che nuotano nell'aria. C'è un'atmosfera elettrica che pervade il disco quasi fosse una colonna sonora. Un thriller anni '70, del resto, non potrebbe iniziare meglio. «Hic» è un'apertura ansiogena eppure elegante. Ipnotica, seducente. Un sogno. Subito dopo il risveglio, ad alto volume. «Screenteque» fa sfogare una tempesta di chitarre prima di placarsi e immergersi in «My love tea». Il marchio di fabbrica è sempre in quel cambio di passo, nella progressione sofferta e rabbiosa. Così monta la furia di «Moon Space», prima che si imponga il ritmo nervoso e incostante di «Zeitgeist».Se davvero lo spirito del tempo assecondasse la musa dei Floss, il panorama musicale dalle nostre parti sarebbe senz'altro più interessante.
